The presentation of Immagine – Scrittura – Parola – Silenzio

[Italiano sotto]

So, I went to Genoa to deliver my presentation about A Certain Gesture: Evnine’s Batman Meme Project and Its Parerga!. I presented four of the memes from the book and talked about how they played with the relations between speech, the written representation of speech, and the picturing of the written representation of speech – a theme that is quite prominent in the memes in the book and in the commentaries on them. After discussing these four memes, I presented another one, about John Cage and the anechoic chamber and read aloud the commentary on it that will be part of the book. It was an exciting challenge, all the more so since I did it in Italian.

You can see the talk below. There is a slight break between the two parts, so some of the presentation is missing. I finish talking about the meme “The Sound of One Hand Slapping” (and play the slap sound effect I wrote about here) and begin reading the commentary on the John Cage meme. The missing text of the commentary is presented below in Italian.

anechoic

Allora, sono andato a Genova per fare la mia presentazione su A Certain Gesture: Evnine’s Batman Meme Project and Its Parerga!. Ho mostrato quattro meme nel libro e ho parlato di come giocano con le relazioni fra il parlato, la scrittura come rappresentazione del parlato, e l’immagine della scrittura. E’ un argomento molto diffuso fra i miei meme e i loro commentari. Dopo questo, ho letto la traduzione di un commentario su un meme che riguarda John Cage e la camera anecoica. E’ stata una sfida eccitante, soprattutto perche’ l’ho fatta tutto in Italiano.

Ora potete vedere la presentazione. C’e’ una rottura fra le due parti, quindi qualche parola manca. Nella rottura, finisco di discutere il meme “Il suono di una sola mano che schiaffeggia” (e faccio suonare l’effetto sonoro su di che scrivo qui) e commincio di leggere il commentario sul meme “Il suono del sangue.” Il testo che manca e’ qui:

Robin: Questo rumore non lo posso sopportare. Se solo avessimo una camera anecoica, con sei pareti…

Batman: Cretino! Il suono del sangue nelle vene e il fruscio del sistema nervoso in funzione sarebbero assordanti.


Le parole usate nel meme sono una chiara allusione a una storia raccontata varie volte dal compositore John Cage riguardo una sua visita della camera anecoica di Harvard. La morale della storia per Cage sembra essere che dove c’è vita c’è musica (“sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni”) —  un pensiero che per Cage è motivo di gioia. Sembra che l’artista fosse affascinato da questa storia o dall’idea della camera anecoica, forse addirittura ossessionato, ma che le conclusioni che ne trabbe siano il contrario delle conclusioni di Cage. Quando era giovane l’artista scrisse un “libro” che chiamò L’incoerenza dell’incoerenza (il titolo ispirato da un’opera del filosofo islamico Averroè). Questo scritto, composto dall’artista quasi ragazzo, è un miscuglio strano. Per il momento mi limito a dire che il libro contiene un passaggio in cui l’artista ci dà la sua prospettiva dell’aneddoto di Cage:

Immagine – scrittura – parola – silenzio

On Wednesday October 23rd, I will be giving a lecture entitled “Image – Writing – Speech – Silence” at the Museo Villa Croce (a contemporary art museum) in Genoa, Italy. I am going to talk about the ways in which some of my memes play with the representation of speech through writing and of writing through images.

I wanted to include in the presentation an extract from the book. The event was co-organized by Caterina Gualco, of Unimediamodern. Since she works with artists associated with the Fluxus movement, I thought it would be appropriate to read a commentary that deals with John Cage and silence. Here it is, in an Italian translation by Giovanna Pompele (transcribed by me, so little errors may have crept in). This marks the first appearance of any part of the book in a language other than its original English. (And I have nowhere made public the English original, so this is the only way to access it.) If you do read it, let me say that the footnotes, especially to the letter quoted at the end, are vitally important. *Le note a piè di pagina sono importanti!*

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Robin: Questo rumore non lo posso sopportare. Se solo avessimo una camera anecoica, con sei pareti…

Batman: Cretino! Il suono del sangue nelle vene e il fruscio del sistema nervoso in funzione sarebbero assordanti.


Le parole usate nel meme sono una chiara allusione a una storia raccontata varie volte dal compositore John Cage riguardo una sua visita della camera anecoica di Harvard. La morale della storia per Cage sembra essere che dove c’è vita c’è musica (“sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni”) —  un pensiero che per Cage è motivo di gioia. Sembra che l’artista fosse affascinato da questa storia o dall’idea della camera anecoica, forse addirittura ossessionato, ma che le conclusioni che ne trabbe siano il contrario delle conclusioni di Cage. Quando era giovane l’artista scrisse un “libro” che chiamò L’incoerenza dell’incoerenza (il titolo ispirato da un’opera del filosofo islamico Averroè). Questo scritto, composto dall’artista quasi ragazzo, è un miscuglio strano. Per il momento mi limito a dire che il libro contiene un passaggio in cui l’artista ci dà la sua prospettiva dell’aneddoto di Cage:

“L’oscurità c’era, ma il silenzio no.”[1] Questa sembra una descrizione accurata dello stare in una camera aneoica con le luci spente.

“In certe circonstanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione la più silenziosa possibile, ossia quell’ambiente chiamato camera anecoica, sei pareti di materiale insonorizzante allestito in modo da ottenere una camera priva di eco. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno acuto e uno grave, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che quello acuto era il mio sistema nervoso in funzione, quello grave era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni.”[2]

Lettore, pensa al significato di tutto ciò. Un giorno, anche qui in città, prova ad ascolatre i suoni che ti circondano. La musica ad alto volume, il fragore del traffico, le urla della gente. Che frastuono! Che inferno! Ecco, scappa in campagna. Godi il frullio degli uccellini e il gorgoglio di un ruscello (lasciamo stare le zampogne e gli accenti volgari). Godili. Lasciali risuonare dentro una volta, due volte e poi ancora e ancora e nuovamante finché non diventano un clamore insopportabile, finché i grilli non ti chiassano nelle orecchie durante la notte e il gufo ti urla di morte.

Poi vattene dal tuo paese e dalla tua terra; alzati e vai.[3] Va’ nelle terre desolate o negli scabri deserti dove non ci sono ne’ bestie ne’ insetti. Ah, infinita solitudine: stiamocene insieme io e te in solenne silenzio. Ma, aspetta, cos’è? Cos’è che sto sentendo? Viene da là. No, adesso è qui. È lì, è là, è lì. È dappertutto. “Si, dappertutto,” grida il vento con vuota derisione: “fintantoché il pianetta girerà intorno al sole ci saranno sempre bolle di aria calda e di aria fredda. E l’aria calda rimpiazzerà sempre l’aria fredda ed io, sì, io, il vento, soffierò per sempre. E per me soffiare è urlare. D’ora in poi, per voi che avete visto i luoghi spogli della terra, ogni mio sibilo, anche se nessun altro lo sentirà, sarà come le trombe di mille elefanti, e quando alzerò il tono vi coprirete le orecchie e vi acquatterete nel terrore d’essere soprafatti.”

Via, via da qui, andiamocene! Ma dove andare? Dov’è che il vento non mi troverà? Dovrei fuggire dall’umanità dove c’è il vento, o dal vento dove c’è l’umanità? Ma un attimo! L’ingenuità umana non mi ha già fornito qualcosa con cui possa evitare sia l’uomo che il vento? Non c’è forse la camera anecoica, non ci sono le sue sei pareti di materiale unico, una stanza che più silenziosa la tecnologia non ne puo creare? La voce dell’Essere scoppia in risatte implacabili: “O uomo, porta le tue ossa mortali in una camera anecoica e sentivi il suono del sangue che circola, e sentivi il suono del sistema nervoso in funzione.”[4]

Questo scritto è strano e piuttosto convoluto (nel penultimo paragrafo c’è anche un cambiamento stridente dalla seconda alla prima persona), ma illustra con gran forza la lotta costante, quasi esistenziale, dell’artista contro il rumore.

Ma la storia dell’artista e del suo interesse in John Cage e nella camera anecoica non si ferma qui. Siamo in possesso di una lettera scritta da lui alla fine di maggio o all’inizio di giugno 1982. Qui è la parte che ci riguarda:

Mi è successa una cosa incredibile, strafighissima! Sono andato con Miranda ad alcuni degli eventi organizzati per il settantesimo di John Cage all’Almeida.[5] Nel intervallo tra due eventi siamo andati al bar di fronte per un tè. Ci siamo seduti a un tavolo grande e dopo un po’ abbiamo notato che proprio vicino a noi c’era Cage con due pirla che lo intervistavano.[6] Come sai, sono ossessionato dalla storia che Cage continua a raccontare di quando è andato nella camera anecoica. Così gli ho chiesto se era andato a quella di Londra. Mi ha detto che c’era stato fotografato ma che non era in operazione! Che peccato. Se funzionasse, c’andrei volontieri anch’io. Ci siamo messi a parlare di filosofia. Era assurdamente inamorato del memoir di Norman Malcolm su Witters.[7],[8] Solo che invece di pronunciare “memoir” alla francese, lo pronunciava “Miiimoir”, allungando la seconda lettera sia foneticamente che temporalmente. Era cosi strano. Poi, dato che Miranda e io stiamo cercando di mangiare macrobiotico e lui vuole scrivere un ricettario macrobiotico(!) ci ha dato questa ricetta[9] (la ricordo praticamente parola per parola): “Prendete una carota, una rapa, e una pastinaca. Mettetele nel forno e arrostitele. Saranno deliziose.” Ahahahah. Abbiamo provato a farla e vuoi sapere il risultato? Una carota, una rapa, e una pastinaca arrostite in forno. Niente di più, niente di meno. Spero che il suo ricettario abbia ricette più interessanti e più buone di questa.[10] Comunque era veramente simpatico ed è stato incredibile parlargli così. Mi sento come un servo della gleba scrofuloso che è stato guarito dal tocco di un re! Sarà una storia da mettere nella mia miiimoir.[11]

 

[1] [N.d.C] Questa citazione è l’inizio del “libro” dell’artista.

[2] [N.d.C] Cage, Silenzio, 2019, 41. Il passaggio continua così: “… e seguiteranno anche dopo la morte. Non c’è nulla da temere riguardo il futuro della musica.”

[3] [N.d.C] Possibilmente un riferimento a Genesi 12,1.

[4] [N.d.C] Cage, Silence, 1961, 51.

[5] [N.d.C.] “Cage a settanta” fu l’evento d’apertura dell’Almeida Festival del 1982. Consisté in una serie di concerti nella chiesa di Saint James a Londra da venerdì 28 a sabato 30 maggio (nella sua lettera Evnine dice che i concerti ebbero luogo al teatro Almeida, ma questo è incorretto).

[6] [N.d.C.] Questa reazione da parte di Evnine è, stranamente (o forse no), poco caritatevole verso due persone perfettamente innocenti che avevano senza dubbio contato di parlare con Cage e pensarono che fossero l’artista e la sua compagna ad essere “pirla”.

[7] [N.d.C.] Norman Malcolm, Ludwig Wittgenstein: A Memoir. Per lo stile di abbreviazione dimostrato da “Witters,” vedi il commentario su il meme Distinguo. Il filosofo Paul Grice racconta che J. L. Austin disse “A qualcuno piace Witters… ma io sono con Moore.” Dato che il libro di Grice fu pubblicato solo nel 1991 l’utilizzazione di questo termine colloquiale da parte dell’artista è quasi certamente una coincidenza.

[8] [N.d.C.] L’entusiasmo di Cage a quel tempo per quest’opera è comprovato da un passaggio da lui scritto a Ornella Volta, l’autrice di due opere su Satie, un anno dopo la conversazione qui riportata. “Ho finito di leggere il tuo libro (in francese; l’inglese non è arrivato); lo amo, ed è una cosa che posso dire di pochi altri libri. Questi, come il tuo, sono profondamente commoventi: il Memoir di Ludwig Wittgenstein di Normal Malcolm ed Erik Satie di Templier (non nella traduzione inglese, che trovo impossibile da leggere). Rendere materiale scritto commovente dev’essere ciò che la morte fa alla biografia.”

[9] [N.d.C.] Da un’altra lettera scritta non molto dopo la conversazione riportata: “Grazie a John e Yoko ho cambiato sia la mia dieta che quella di Merce Cunningham e abbiamo adottato una dieta macrobiotica.” Questo rende l’artista una specie di nipotino culinario di John e Yoko.

[10] [N.d.C.] Del suo futuro ricettario, Cage disse: “Invece di riguardare solo la cucina, sarà di tutto ciò che mi interessa. Però modificherò l’uso di processi aleatorici in modo che la cucina venga fuori più del resto.” (Come è possibile non amare questa seconda frase?) Il libro non fu mai scritto ma sul sito del John Cage Trust c’è una pagina con annotazioni di Cage sulla cucina macrobiotica, con alcune ricette. È sbalorditivo che in questa pagina, sotto il titolo Tuberi, ci sia il seguente: “Carote, rape, topinambur, ecc. Mettetele nel piatto di terracotta da forno e poi in forno caldo per un’ora o più con un po’, molto poco, di olio di sesamo. I tuberi possono essere coperti con porri e una mistura come quella suggerita per il pollo arrostito.” È possibile che Cage non abbia raccomandato ad Evnine l’uso del olio di sesamo; e anche possibile che gliel’abbia raccomandato, ma che l’artista abbia ignorato la raccomandazione.

[11] [N.d.C.] Malgrado il fatto che questo volume non sia esattamente un memoir di Evnine, è possibile che sia una “meme-oir,” pronunciata proprio come l’aveva pronunciata Cage. La profezia dell’artista, dunque, letteralmente per modo di dire, si è realizzata.